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La Nascita di una Nuvola

di Luca di Piazza

2011-11-27

Pesaro, 24/25 Novembre 2011

 

La visita ai laboratori è uno dei momenti per me più affascinanti. Il contatto con l’artigiano, l’esplorazione del suo mondo che a volte sembra assai distante ma che con un’attenta analisi è completamente rispecchiato nel prodotto che esce dalle sue mani, è la carica creativa che mi spinge ad aggiungere un tocco personale al modo di proporre gli oggetti che ho la fortuna di poter scegliere.

A differenza di Radice, che visito settimanalmente e di Cavicchi che incontro ogni mese, l'occasione e la possibilità di incontrare gli artigiani delle Marche capita più raramente. In queste occasioni le mie tappe sono tre: Maurizio Tombari (Le Nuvole) a Pesaro, Bruto Sordini (Don Carlos) a Cagli, Tonino Jacono a Jesi.

 

Il giro di visite che ho appena concluso è iniziato con una breve sosta da Claudio Cavicchi ed è proseguito spedito verso Pesaro, dove Maurizio e Stefania Tombari mi aspettavano per trascorrere due giorni insieme, cosa che è sempre molto piacevole anche dal punto di vista personale.

 

Negli ultimi mesi la collaborazione tra Maurizio e Neatpipes si è notevolmente intensificata, raggiungendo come apice la creazione di una serie limitata di Pipe del Natale in 8 pezzi numerati, destinata esclusivamente ai fumatori cinesi.


Ho sorpreso Maurizio con una proposta inattesa: realizzare una pipa insieme. Ovviamente il mio contributo non sarebbe stato pratico o tecnico! L’esecutore unico sarebbe stato  solamente lui e io mi sarei limitato a realizzare un “report” in diretta, pubblicato sul mio profilo Facebook (Luca di Piazza) e poi questo breve articolo, che avrebbe inaugurato la nuova sezione “The Pipe Chronicles” su Neatpipes.

 

Maurizio ha accettato con moltissimo entusiasmo, ma non ha nascosto una certa dose di scetticismo sulla buona riuscita della pipa.

 

Il primo scoglio da superare era ovviamente la forma.

 

Non è un segreto che una delle forme che notoriamente preferisco e colleziono è la 55 Pot di Castello. Solo recentemente ho iniziato ad apprezzare alcune varianti sul soggetto che altri artigiani hanno realizzato (per esempio Radice, che meriterebbe sull'argomento un approfondimento dedicato, Rad Davis o Claudio Cavicchi). Ho pensato così di proporre a Maurizio di realizzare insieme una variante “Le Nuvole” di questa pipa. Maurizio non entusiasta, si è avvicinato allo scaffale dove conserva la radica pronta da essere utilizzata e ne ha scelta una tra quelle giudicate “Belle Secche”.

 

L’organizzazione e lo stoccaggio delle placche di radica che diventeranno “Nuvole”, è piuttosto complesso. Proviamo ad immaginare il percorso che seguiranno le placche che il segantino di fiducia, gli ha recentemente consegnato; si trattava di 25 placche fiammate che Maurizio ha posizionato diligentemente in cima ad una mensola con l’etichetta “25 placche belle, Settembre 2011”. Questi pezzi rimarranno in questa posizione per almeno tre anni, dopo di che inizieranno un progressivo percorso di "avvicinamento” allo scaffale dal quale Maurizio attinge ogni giorno per realizzare pipe e che si trova esattamente sopra il tavolo di lavoro principale.

Prima di raggiungere questa posizione, però, ogni placca verrà squadrata e sbiancata in modo tale da poter subire un’ulteriore divisione in categorie: placche fiammate, placche icselle, placche da rusticare etc, sempre accompagnato dal momento di acquisto e stoccaggio.

Dal percorso descritto si evince che, prima di iniziare la trasformazione in pipa, il pezzetto di radica staziona nel laboratorio di Maurizio per almeno 5 anni. Attualmente le placche “pronte” sono state acquistate nel 2005 e 2006.

 

Torniamo ora alla nostra pipa.

 

La venatura del pezzetto di radica scelto era mediocre, cosa di cui Maurizio si è accorto immediatamente, ma ottenere una pipa "fiammata" non era certamente una mia priorità. Il mio interesse principale era il procedimento nel suo complesso, la tecnica di foratura, la modellazione e la rifinitura della pipa.

 

Per seguire le fasi della lavorazione mi appoggio ad una sequenza di foto e video che ho realizzato intralciando non di poco il lavoro di Maurizio.

La forma viene disegnata sulla placca in maniera tale che la venatura sembri accompagnare al meglio il modello prescelto.

Maurizio dà una prima forma alla placca, eliminando con una sega a nastro gli angoli e le parti che certamente non serviranno.

Dopo aver segnato il centro del fornello, la foratura dello stesso viene eseguita mediante un trapano verticale. Interessante è il fatto che la velocità della punta è estremamente ridotta; Maurizio ritiene che in questo modo riesce ad evitare eccessive irregolarità all’interno del fornello e la creazione di microfratture.

 

Con il tornio, Maurizio realizza il floccaggio e il foro del tiraggio. Sono procedimenti che non vengono eseguiti “casualmente”, ma calibrati in modo che il foro riesca perfettamente centrato al fornello e esattamente alla base dello stesso.

 

Da qui parte una primissima fase di modellazione della forma con l’ausilio del pomicino, ossia un disco sul quale è montato un cuscinetto più o meno morbido e carta vetrata. La carta vetrata varia a seconda della lavorazione da eseguire. Per una prima sgrossatura viene utilizzata una grana piuttosto grossa, che diminuisce man mano che la pipa inizia a prendere forma.

Il perno del bocchino viene realizzato utilizzando un altro tornio. Maurizio in genere utilizza bocchini in metacrilato semilavorati. Ogni bocchino viene lavorato insieme alla pipa e subisce una profonda modellazione e rifinitura, in modo da renderlo unico e confortevole.

 

Desidero ora soffermarmi sul tema del bocchino. Attualmente i  pipemaker tendono  sempre più ad utilizzare ebanite o cumberland di alta qualità, con bassissima percentuale di zolfo qualità che evita l'ingiallimento. 

Maurizio, pur privilegiando l'uso del metacrilato, realizza anche bocchini in ebanite o cumberland, partendo dalla barra e modellando la forma completamente a mano.

La differenza di lavorazione sostanziale tra il bocchino in metacrilato e quello in ebanite o cumberland, sta nel fatto che il primo è semilavorato (e quindi con un’impostazione già impressa), mentre quello il secondo viene realizzato partendo da una barra grezza. 

“Non trovo una notevole differenza di difficoltà o di tempo nel realizzare un bocchino in ebanite rispetto ad uno in metacrilato” mi racconta Maurizio, “ma preferisco utilizzare il metacrilato perché mantiene nel tempo l’originaria brillantezza, è più igienico e neutro durante la fumata”. 

Il punto di vista di Maurizio è molto diffuso tra gli artigiani italiani, con eccezioni come quella, per esempio, di Paolo Becker che ha abbandonato i bocchini di metacrilato da un paio d’anni per passare totalmente a quelli in ebanite e cumberland.

Le motivazioni di Maurizio non mi convincono completamente, dal momento che i nuovi materiali a disposizione hanno praticamente eliminato i problemi legati ad un deterioramento molto rapido del bocchino in ebanite. Affronteremo questa questione in un altro momento, magari in maniera più approfondita e diffusa, comparando le opinioni dei vari artigiani. 

 

 

Torniamo alla lavorazione.

 

Avrete notato dalle immagini che il bocchino tornito ha sezione tonda. Ho proposto a Maurizio di realizzare un cannello a sezione quadrata. Tale scelta avrebbe  ovviamente complicato un pò il lavoro e quindi richiesto tempi di realizzazione più lunghi, poiché il cannello quadrato richiede una maggior attenzione nella congiunzione canna/fornello.  Maurizio è una persona che accetta volentieri le sfide e ha immediatamente sposato la mia proposta.

 

Torno a servirmi dei video che ho realizzato per poter raccontare in maniera più incisiva quelli che sono stati i passaggi successivi. 

 

La modellazione definitiva della pipa ha ora inizio; il bocchino viene lavorato insieme alla testa e raccordato in maniera ottimale, in modo da creare le giuste proporzioni. Maurizio preferisce lavorare con la luce naturale, guardando molto spesso controluce il risultato di ogni passaggio ottenuto con il pomicino. 

Una volta che la testa della pipa ha preso la forma desiderata e il risultato finale inizia a delinearsi, Maurizio passa alla fase di rifinitura del bocchino, utilizzando una lima per dare il giusto spessore all’imboccatura e poi carta vetrata con grana più sottile per eliminare eventuali piccoli segni. I labbri del bocchino vengono modellati e resi più confortevoli utilizzando la carta vetrata.

Maurizio mi ha confidato che la piegatura del bocchino è uno dei passaggi che preferisce. Dopo aver fatto scaldare per più di 15 minuti il fornelletto, viene appoggiata la pipa sulla struttura metallica realizzata appositamente per mantenere alla giusta distanza il bocchino dalla fonte di calore. Il tempo di attesa varia notevolmente a seconda della dimensione e dallo spessore del bocchino; in genere dopo pochi minuti il metacrilato è sufficientemente morbido e malleabile per poter essere curvato, operazione questa piuttosto complicata, poichè deve essere eseguita con molta attenzione ma velocemente, prima che il materiale si raffreddi eccessivamente. 

Una volta raggiunta la piegatura desiderata, vediamo Maurizio immergere il bocchino all’interno di acqua fredda, per fissare immediatamente tale curvatura. 

Ebbene si, il tempo a mia disposizione si stava per esaurire e la pipa ancora necessitava di moltissimi passaggi. Avevo circa 15 minuti a disposizione, prima di abbandonare il laboratorio delle Nuvole per prendere il treno direzione Jesi, per far visita a Tonino Jacono.

La mia ultima richiesta è stata quella di mostrarci come viene realizzato il logo sul bocchino. Ogni Nuvola ha un logo che, seppur leggermente, si differenzia da quello di un’altra pipa. Un sottile filo di fumo è il marchietto scelto da Maurizio e Stefania per identificare le loro pipe. 


I passaggi che Maurizio ha modo di mostrarci sono due 

Utilizzando il Dremel, con una piccolissima fresetta, viene inciso il solco che sembra un sottile filo di fumo. Maurizio sostiene che si tratta di un procedimento estremamente delicato, dove è semplicissimo sbagliare rovinando definitivamente il bocchino. Nel video infatti, vediamo come Maurizio per errore “graffia” il bocchino dove non avrebbe dovuto. Il piccolo solco realizzato con il Dremel, viene aperto e ripulito utilizzando uno spillo.

 

Il materiale bianco che verrà inserito all’interno della fessura e poi ripulito, viene composto utilizzando un bi-componente e un colorante bianco. Il tempo di asciugatura è di minimo 6 ore, anche se Maurizio solitamente non lavora nessun bocchino prima che siano trascorse almeno 12 ore.

 

Questa è stato l’ultimo passaggio che sono riuscito a documentare in diretta. Avrei avuto bisogno di almeno un’altra giornata per vedere la 55 Le Nuvole finita!

Maurizio si è impegnato con una promessa: terminerà a breve la pipa (che dovrebbe essere una liscia) e documenterà i successivi passaggi con alcune fotografie.
Non appena avrò tutto il materiale e ovviamente la pipa tra le mie mani, farò in modo di terminare il racconto.

 

Al termine dei due giorni Maurizio ed io eravamo davvero molto contenti del risultato ottenuto e ci siamo ripromessi di realizzare un'altra pipa insieme con più calma e tranquillità in futuro.

Non escludo, vista la perfetta riuscita dell'esperimento, di proporlo anche ad agli altri artigiani con i quali Neatpipes collabora regolarmente.

 

Chi sarà il prossimo?

 

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03/04 Dicembre 2011

Maurizio ha mantenuto la promessa. Puntualmente mi ha inviato le fotografie di quelli che sono stati i passaggi successivi alla mia partenza.

Eccone un riassunto rapido:

Ecco la pipa dopo la modellazione finale con carta vetrata (600). È pronta per essere colorata

Il colore di fondo è stato steso ed ora verrà passato per l'ultima volta con carta vetrata (600).

La pipa sarà bruna, il colore finale è stato steso.

 

Il bocchino è stato lucidato e il logo "Le Nuvole" appare nella sua unicità.

Maurizio marchia la pipa, prima del passaggio finale di pulitura e lucidatura.

 

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06 Dicembre 2011

 

Ho appena ricevuto un pacchetto e il mittente è Maurizio Tombari. Puntuale, preciso, perfetto. All'interno ho trovato la splendida pipa che abbiamo iniziato insieme qualche giorno fa. Abbiamo deciso di chiamarla "55 quadra delle Nuvole". Cosa ne pensate del risultato?

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