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La Data di Nascita

di Luca di Piazza

2012-01-31

La prerogativa dell'artigiano e della piccola bottega italiana è sempre stata quella di realizzare una pipa che fosse innanzitutto un oggetto da fumo. 
La figura del collezionista é da sempre presente tra i fumatori; il suo interesse per l'oggetto ha sviluppato negli anni l'attenzione e la ricerca del particolare, del segno caratteristico o della marchiatura su ogni pipa che ne potesse in qualche modo delineare una classificazione per forma o finissaggio e una datazione specifica.
La realizzazione di una serie limitata e numerata è l'emblema della ricerca di qualcosa di esclusivo da parte del fumatore sempre più esigente e sempre meno distinguibile da colui che "colleziona".

 

Dunhill in questo ci fa scuola. In un secolo di storia riusciamo ad etichettare con precisione quasi ogni pipa, attribuendole l'anno di produzione, a volte addirittura l'anno di vendita, il finissaggio e la forma, nelle sue numerosissime variabili.

In Italia Savinelli creava contemporaneamente un'elaborata e precisa catalogazione delle proprie pipe, identificando ogni forma con un numero: un esempio molto famoso é la bellissima 101. 

 

Tale cammino fu seguito sin dai primi anni di vita da Castello. All'inizio degli anni 50, Carlo Scotti decise di marchiare le pipe Sea Rock, Old Sea Rock e Old Antiquari, con un numero per distinguere una determinata forma (in realtà esistono alcuni esempi di pipe lisce e quindi non appartenenti alle categorie sopracitate, caratterizzate dalla presenza del numero della forma).

 

È nata così la #55 Pot oppure la Canadese #33, la Billiard #15 o la Calabash #49.
Castello peró, ha curato solo parzialmente l'aspetto collezionistico del proprio prodotto, forse per esaltare quello che é la sua originaria vocazione di straordinario oggetto da fumo. Solamente nel 1987, Franco Coppo, ormai responsabile del mitico marchio canturino, decise di apporre sulle pipe un marchio che identificasse l'anno di produzione. 
Si tratta di un sistema complesso che suppone una certa conoscenza della storia del marchio; per risalire all'anno esatto di realizzazione si deve infatti sommare il numero impresso sulla pipa al numero 1947, anno di fondazione della Castello. Questa è peró una catalogazione parziale, visto che solo le pipe di qualità superiore, ad iniziare dalla liscia  con marchiatura "Castello", riportano tale marchio.
Si ottiene così che un pezzo "Collection" che riporta, ad esempio il numero 50, è stata realizzata nel 1997 (50 + 1947).

Arrivando ai giorni nostri vediamo nel dettaglio l'esempio di Radice.
Luigi, dopo aver fondato il marchio nel 1980, non ha mai sentito l'esigenza di creare un sistema che permettesse di identificare l'anno di produzione di una sua pipa. Solo chi lo segue da molti anni e soprattutto con molta attenzione, riesce a circoscrivere ad un periodo di tempo limitato la realizzazione di un determinato pezzo. Ci si può basare, per esempio su alcuni dettagli costruttivi dismessi, sulla forma oppure sulla presenza di un  inserto utilizzato solo in un periodo di tempo limitato.

Negli ultimi anni, é indicativo il fatto che anche Radice abbia deciso di dotare tutte le sue pipe, dalla rusticata (Rind) alla super fiammata, dell'anno di realizzazione. 

Dal 2009 infatti è possibile leggere accanto alla scritta "Hand Made in Italy" un numerino che indica il numero progressivo dal 1980, anno di fondazione. 
Così, una pipa che riporta "Hand Made in Italy 31", ci indica che è stata realizzata nel 2011, ossia 31 anni dopo la prima pipa Radice realizzata.

Per aumentare l'interesse del collezionista Radice ha creato nel 2010 una serie 7 forme (alle quali se ne sono aggiunte 3 nel 2011), denominate "Classic", marchiate oltre con un numero che indica la forma.

Cambiamo tipologia e passiamo dalla bottega artigiana al singolo artigiano che realizza ogni anno,un numero decisamente inferiore di pezzi.

Roma: Paolo Becker inizia a marchiare le proprie pipe con l'anno di realizzazione, solamente nel 2002 in concomitanza con il suo ritorno alla sola produzione, dopo aver definitivamente lasciato il negozio Becker&Musicó. 
Sul suo sito web (beckerpipes.com) è possibile trovare una tabella molto esaustiva che indica anno per anno, dal 1970, le caratteristiche della marchiatura e dei loghi utilizzati su ogni Becker (Fritz e poi Paolo).

Interpellato sull'argomento, Paolo sottolinea l'importanza che attribuisce al fatto di poter identificare esattamente l'anno di produzione poiché si tratta di un particolare fondamentale sia per il fumatore collezionista ma anche per il negoziante che rivende le sue pipe.

 

A Cagli, Bruto Sordini imprime su ogni Don Carlos realizzata un numero progressivo che cambia ogni anno il giorno 2 Aprile. Tale numero non indica esattamente un anno di realizzazione. Bruto prende come riferimento, come "anno zero", l'anno in cui una pipa è uscita per la prima volta dalle sue mani, ossia il 1977, poco prima di iniziare a lavorare nel laboratorio di Mastro de Paja.

Il primo anno in cui questo riferimento fu utilizzato è il 2002. Ogni Don Carlos riportava la dicitura "50/2" dove 50 stava per gli anni di Bruto nel 2002 e, coincidenza 50/2=25 che è esattamente il numero di anni che Bruto aveva impegnato realizzando pipe.

Ci fu immediatamente un'interruzione, ma dal 2 Aprile del 2004, su richiesta di David Field, Bruto riprese a marchiare ogni pipa con il numerino di riferimento. Nel 2004 le pipe riportavano il numero "27". Così fino al 2 Aprile 2005, quando il numero divenne "28" e così via.

Attualmente e sino al 2 Aprile 2012 ogni Don Carlos riporta il numero "34".

 

Spostiamoci a Jesi, dove Tonino Jacono ha assunto la decisione di indicare l'anno di realizzazione solo recentemente. Le pipe realizzate nel 2011 non riportano un marchietto impresso che indica l'anno; Tonino ha utilizzato un altro escamotage, ossia ha realizzato tutti i loghi sul bocchino in argentite. 

Da quest'anno invece, ha iniziato a marchiare ogni pezzo con il numero "12" che indica semplicemente 2012.

 

Novità assoluta anche per Maurizio Tombari che dal primo giorno del 2012, ha aggiunto, come Jacono, il numero "12" ad ogni pipa realizzata.

 

 Esistono artigiani che ancora non seguono questa tendenza e che per il momento si limitano a marchiare esclusivamente il proprio nome e con un'eventuale una nomenclatura che ne indichi il finissaggio o il pregio. È il caso di Vitaliano Posella oppure di Claudio Cavicchi: alle loro pipe è assolutamente impossibile, ad oggi, assegnare un anno di realizzazione esatto. 
Non sono peró gli unici! Nel panorama pipario americano oppure danese, esistono molti artigiani che per scelta non indicano sulla pipa in quale anno è stata realizzata.

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